Appunti di Storia moderna

lunedì 22 maggio 2017

Capitalizzare la vita

Quando Habermas parlava della colonizzazione del mondo di vita da parte di sfere esterne ad esso, ci aveva preso giusto. Effettivamente, sta proprio accadendo che la logica economica si sia infilata nei rapporti con gli altri e persino con se stessi, in quello che è stato chiamato il 'quantified self'. Le persone applicano nuove forme di contabilità alla propria persona e alle relazioni con gli altri. C'è un generale scivolamento dei rapporti umani e perfino del rapporto del sé a se stesso, nel senso dell'autopromozione generalizzata. Se i confini fra il mondo di vita e l'economia hanno smesso di essere netti, gli individui diventano per così dire dei promotori di se stessi, dei pubblicitari del marchio 'sé' e le relazioni un grande mercato sociale dove il proprio valore di scambio è continuamente esposto a fluttuazioni. 
Si ricorderà che in The Truman Show, capita che mentre Truman si confida a cuore aperto, la fidanzata o un amico brandiscono una scatola di fagioli o un pacco di caffè mettendo la marca bene in vista, con un'insistenza innaturale e un sorriso affettato che ricorda quelli delle televendite. Perché in realtà dietro quella che Truman crede essere una normale conversazione, c'è un vero e proprio show, c'è il business di quella conversazione, voglio dire il business della sua stessa vita. Difficile distinguere la pubblicità dalla relazione in sé. I suoi interlocutori, quando gli parlano, ammiccano a qualcosa che sta dietro di lui e lo precede. Si rivolgono a un terzo assente che è lo sguardo immateriale di chi esternamente approva e disapprova, in ultima istanza il vero protagonista di tutta la faccenda. A un certo punto, è come se ci fossimo accorti che fra le varie cose che potevamo vendere, c'era anche la vita delle persone. 
Non c'è bisogno di scomodare Chiara Ferragni, non c'è bisogno di essere tecnicamente lei per provare quanto sto dicendo, benché il suo caso sia effettivamente emblematico di quel certo fenomeno che chiamerei capitalizzazione della vita. Il caso mostra che la vita non è più quella cosa che succede fra la nascita e la morte, la vita è un capitale che può essere investito nel mercato e fruttare profitti in quanto vita. Ho guardato un paio di video di questa persona di cui ignoravo l'esistenza, ho visto chiaramente quel tipo di approccio che è alla base di ogni business: una gestione razionale, un management strategico del prodotto-sé in vista del profitto, dalla spontaneità accuratamente studiata. Un profitto simbolico, oltre che economico. Come l'imprenditore ottimizza le risorse e razionalizza le spese in vista del profitto, così ogni momento di vita è suscettibile di essere confezionato e venduto. Ricordo, per esempio, la ragazza riprendersi mentre mangia dei pop corn di fronte a un film. Non si può guardare semplicemente il film, occorre capitalizzare quel momento, che non deve andare sprecato. Qui l'azienda coincide con l'imprenditrice, con il capitale e con il prodotto. Chiara è l'origine, il fine, il mezzo dell'intero ciclo economico autogenerato. Un po' come quando di fronte a un evento, le persone sentono il dovere di prendere il cellulare e scattare foto o fare video: il momento va capitalizzato. 
Ebbene, dicevo, non c'è bisogno di riprendere ogni istante della propria vita e caricarlo su youtube per confermare il meccanismo: ci siamo tutti già dentro. Il sistema sta diventando sempre più complesso e i processi di selezione non possono più accontentarsi delle vecchie credenziali. In un'epoca in cui persino il valore della laurea, del concorso superato, delle credenziali accumulate, inclusi i 'mi piace' autorevoli di gente che conta e che può sempre fungere da sponsor del tuo prodotto-self, viene continuamente deprezzato a causa di una concorrenza sempre più spietata, occorre continuamente dimostrare di valere, occorre riconquistare ogni giorno, ogni secondo la propria titolarità al mi piace sociale ed economico. C'è tutta una geopolitica del mi piace che ruota intorno agli individui, per cui quanto è stato già acquisito non è più sufficiente per valere: piuttosto, come in quelle aziende che pagano il personale non in base alle ore di lavoro svolto ma in base ai risultati della produzione, allo stesso modo bisogna continuamente dimostrare di meritare la ricompensa perché niente è garantito. 
Questo non accade più solo in quello che consideriamo il 'mercato del lavoro'. Penso che fondamentalmente la logica del The Truman Show sia ormai roba di tutti i giorni. Non so voi, ma io ho abbastanza di frequente questa stramaledetta sensazione, quando mi si parla, che mi si stia vendendo un prodotto. Si respira un'aria viziata di televendita anche dove meno te la aspetti. Ho anche la sensazione, con diverse persone, che mi si chieda in qualche modo una performance. Se soddisfo i requisiti richiesti dalla performance - es. battute brillanti, dire cose intelligenti, non annoiare, dire o non dire le cose previste a seconda del tipo richiesto, ecc. - posso ottenere il 'mi piace', cioè passare il test per mantenere il rapporto; altrimenti, mi si toglie il like-amicizia. La gente non ha tempo da perdere, essendo il tempo un capitale anch'esso da non sprecare. Del resto lo diceva già Max Weber, che il proprio del capitalismo è di non sprecare via nulla. Ogni persona è un set di funzioni da cui si può estrarre quanto serve, e il consumatore della relazione deve poter esprimere la propria valutazione circa la persona-prodotto in questione, contribuire a stabilirne il valore di mercato influenzando la domanda e l'offerta. In questo contesto, l'invisibile domanda che aleggia fra le persone sembra essere: cosa posso capitalizzare di te?  
In questa generale tendenza a declassare le relazioni sociali a 'portfolio di contatti' [Savage, 2014], non mi stupisce che abbiano persino provato a tirare su un'app che, un po' come l'equivalente sociale di Trip advisor, raccoglie le recensioni delle persone sulle persone, con tanto di stelline degli utenti. Anche se l'iniziativa si è rivelata un flop e ha sollevato molte polemiche, essa è sostanzialmente una rappresentazione fedele dello spirito del tempo. 
In questa mipiaciocrazia non si sfugge alla logica della performance persino nei rapporti più o meno amicali. Non so se avete mai pensato che i profili facebook delle persone, talvolta sembrano dei veri e propri curriculum vitae. Espongono le competenze del candidato in modo un po' meno formale del solito, ma il succo è lo stesso. Ci sono persone che curano il profilo nei minimi dettagli, non solo perché deve coincidere con il proprio sé ideale, ma anche perché, dietro, vi è una scaltra consapevolezza strategica circa la vendibilità del prodotto sé e la fondamentale natura di mercato delle relazioni che è facebook. Non ci si può rilassare
Attenzione, il fatto che parli di social e video non significa affatto che il fenomeno sia limitato alla cosiddetta 'on-life'. Tutt'altro. In quest'economia reputazionale, occorre in generale darsi continuamente da fare per capitalizzare micro-approvazioni da reinvestire nel mercato delle relazioni. Le persone con più mi piace, nel senso extra-social che ho detto, possono infatti godere di una posizione privilegiata nel mercato che dà loro accesso a una serie di vantaggi ad altri preclusi. Accade perciò anche quel curioso fenomeno, per cui le persone selezionano i loro interlocutori in base al mi piace capitalizzato. Tornando all'esempio di Ferragni, ho notato nei suoi video la presenza di tale Rovazzi, quello che canta le canzonette. Rovazzi non è esattamente Brad Pitt, né vanta particolari doti canore, eppure può far parte della vita-spettacolo di quella ragazza: cioè nel calcolo costi-benefici, lei non teme che la sua presenza abbassi il suo tasso di mipiaciabilità, il suo valore di scambio. Com'è possibile? Semplice: Rovazzi ha a sua volta tanti mi piace, e tanto basta. Ergo, l'unico metro sovrano è quello del pollice alzato. Mi viene una battuta sul passaggio evolutivo dell'umanità dal pollice opponibile al pollice alzato, ma passiamo oltre. 
Quello che voglio dire è che è come se gli individui fossero in un certo senso costretti ad accettare questa logica per non soccombere. La lotta per l'accaparramento delle risorse, risorsa mi-piace inclusa, si gioca oggi anche con queste armi. Le risorse come sappiamo sono poche e per accaparrarsele occorre mobilitare tutti i mezzi, anche quelli che in precedenza afferivano a una sfera ben distinta, per così dire riparata da questa logica. Come le aziende devono continuamente rendersi competitive in un mercato dalle leggi implacabili che, se non si tengono al passo, le esclude inesorabilmente, così gli individui devono imparare a gestire strategicamente le proprie relazioni e i propri mi piace, devono essere manager del proprio prodotto-self per non compromettere il loro valore di scambio e anzi rilanciarlo continuamente. Bisogna saper rinnovare il marchio in linea con le fluttuazioni del mercato, mantenerlo fresco, giovane, sempre appetibile. E' il lato più oppressivo del riconoscimento. 
Quest'estensione del dominio dell'economia nelle altre sfere, persino le più intime - si potrebbe dire lo stesso per l'amore? direi di sì - ha raggiunto livelli del tutto nuovi, di fronte ai quali ci troviamo impreparati. Quel che stupisce è che fondamentalmente, è una logica accettata da tutti. E' una specie di regola non detta, che invisibilmente approva e scarta, conferma ed elimina; una regola non democratica la cui validità paradossalmente ci affrettiamo a sancire ogni giorno. Quelli che non la accettano vengono semplicemente tagliati fuori, e la soglia delle aspirazioni a cui possono ambire è segnata. In questo contesto, chi vince è chi è più bravo a gestire, il più bravo a capitalizzare la vita e le relazioni, il più abile a razionalizzare la propria azienda-sé - la dote premiata è essenzialmente di tipo manageriale. 
Si noti che persino la contestazione di questa logica è essa stessa suscettibile di farsi prodotto. C'è il prodotto 'contestazione dell'economia', che può essere perfettamente incluso entro lo stesso ciclo economico contestato, per esempio; c'è il prodotto 'persona che critica la logica dell'economizzazione delle relazioni' anch'esso vendibile; e così via. Insomma, la domanda resta sempre la stessa, e cioè: in un contesto del genere, come confutare Hobbes?

3 commenti:

  1. È passato diverso tempo dall'ultimo post, ma ne è valsa la pena :)
    Sembra di vivere già in una specie di distopia grottesca. Sono uscito dal giro dei social network già da diverso tempo, ma le dinamiche, come dici tu, si sono estese anche al di fuori. Ma forse l'origine non è solo quella, ma essi stessi sono il risultato di ciò che accade quando il sistema economico viene utilizzato come fosse un'etica. Le ho notate, le persone che quando comunicano sembrano pubblicizzare se stesse, ed anche quelle che parlano come se ci fosse sempre un pubblico, ma questo già quando il "grande corruttore" era la televisione.
    Penso che questa situazione, in versione social network sia già stata notata, dato che esiste una serie a puntate chiamata Black Mirror, la cui prima puntata della terza stagione, mostra esattamente quello che hai descritto in questo post. :)

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    1. Ciao Tichy, mi fa piacere vederti fra i pochi tenaci seguaci di questo blog ormai moribondo. (Vedo che anche tu ti sei assentato un bel po'). Ho guardato diverse puntate di Black Mirror, ma non credo di aver visto quella che dici. Recupero presto. In ogni caso, rileggendomi noto che sono cose tutt'altro che nuove... È la facebookizzazione della società? A presto.

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  2. Non so dire quanto sia la società a facebookizzarsi e quanto sia facebook a rispondere a ciò che gli viene chiesto. :)
    Penso che questa specie di capitalizzazione della vita personale sia iniziata molto prima di Facebook e forse FB sfrutta solamente questa tendenza per guadagnare su questa tendenza.

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